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Barge

- Nella sala-proiezioni della Biblioteca di Barge le presenze si attestano di nuovo in una quarantina di persone, proiettiamo LAVORO I e MEDICINA I.
- All'assessore alla cultura del comune pare che sia attualissimo il proposito di Revelli di aiutare chi resta in montagna per mantenere un territorio. "Si doveva iniziare allora a fare politiche lungimiranti, adesso abbiamo un territorio che, in montagna, non viene più governato". Ci viene in mente che chi ora ritorna in montagna spesso non ha origini in quei territori e che forse una strada da perseguire sia proprio questa direzione di ricolonizzazione di giovani preparati disposti a rinnovare la vita in montagna in funzione produttiva. Frequentando il territorio montano constatiamo come non ci sia un riconoscimento dell'importanza sociale e comunitaria nei confronti di chi sceglie questo percorso di ritorno/ricolonizzazione. C'è ancora troppo pionierismo.


- Aggiunge un altro signore che l'aiuto al ritorno in montagna attualmente non esiste da parte di nessuna istituzione, non esiste ancora una cultura tale da permettere tale percorso futuribile. "I finanziamenti li prende il grande proprietario, non il piccolo proprietario montanaro". Ricordiamo che un altro grande problema è il frazionamento della proprietà e la difficoltà anche solo di affittare appezzamenti di terra che i proprietari si ostinano a non dare e, di conseguenza, lasciano al gerbido e alla scomparsa.


- Ci vengono chiesti i fini del nostro lavoro, di sintetizzare il perché stiamo attualizzando il lavoro di Revelli. In prima battuta ci viene da rispondere che stiamo indagando sulle prospettive di un territorio e che, in qualche modo, invertiamo l'impostazione di Revelli più attenta alla conservazione di una storia che stava scomparendo. Possiamo dire che noi, oggi, proprio grazie al lavoro di Revelli, riusciamo a partire da una situazione in qualche modo "liberata"; non abbiamo più un mondo contadino davanti, abbiamo un mondo a 360 gradi, che si è sviluppato in più direzioni, quello che cerchiamo sono dei punti di vista che rendano le prospettive possibili. Sentiamo l'esigenza di uscire dall'unico punto di vista imposto da una società povera di futuro. Ricordiamo poi che anche le testimonianze raccolte per Il mondo dei vinti e L'anello forte ci riportano la freschezza di prospettive per il nostro futuro, basti pensare a Bassignana che parla della pensione nell'episodio TERRA I, o a Macario che parla del "nervosismo" provocato dal lavoro in fabbrica in LAVORO I.


- Un altro intervento parte dal titolo del Mondo dei vinti per dire che viviamo in un mondo che moltiplica quelle situazioni descritte da Revelli nella provincia di Cuneo. Dalle periferie urbane, alle situazioni indiane o cinesi... "Questi vinti sono una testimonianza che ci porta a pensare problemi globali"
- La polemica del titolo dato da Revelli porta i suoi echi fin dall'uscita del libro. Ci viene ancora chiesto oggi se effettivamente i figli di quel mondo siano vinti o vincitori. Non ci stiamo alla divisione manichea che finisce sempre nel discorso economico, in che modo oggi si può interpretare il mondo dei vinti oggi? Ci sono troppe sfumature da considerare per poterci fermare al bianco e nero.