Bossolasco
- Nella sala-convegni della Comunità Montana Alta Langa di Bossolasco
sono presenti una trentina di persone, proiettiamo GUERRA I e SPOPOLAMENTO
I.
- La prima domanda è ormai solita. In ogni appuntamento ci è
capitato di sentirci chiedere quando sarà pronta una raccolta commerciabile
degli episodi che presentiamo. Naturalmente non possiamo dare una risposta
precisa perché è una decisione da prendere assieme alla Fondazione
Nuto Revelli ONLUS e all'Assessorato alla Montagna della Regione Piemonte.
La nostra idea è improntata sul fatto che metodologicamente sia meglio
presentare tutto il lavoro a ricerca conclusa, così che si possano
unire agli episodi, la serie di documentari finali che mettono le testimonianze
raccolte da Revelli a confronto con le nuove testimonianze che stiamo tutt'ora
raccogliendo e il "rapporto" scritto che legherà tutto il
percorso d'indagine.
- Un critico d'arte esce fuori con una serie di domande che qui definiremo
"opache". Le condensiamo in un'unica grande domanda: ci viene chiesto
se siamo davvero convinti che le immagini dei luoghi filmati nel contemporaneo
esauriscano la densità di informazioni date dai testimoni di Revelli,
lui avrebbe voluto l'utilizzo di altre immagini, non solo dei lunghi piani
che spesso non seguono le narrazioni. La nostra risposta è quella sintetizzabile
nel fatto che, nella nostra ricerca, cerchiamo di mantenere una coerenza tra
narrazioni e luoghi evitando associazioni pedestri, cercando di non limitare
la capacità di immaginazione e interpretazione dello spettatore. Non
lo vogliamo prendere in giro e cerchiamo una partecipazione attiva, costruendo
gli episodi con lunghe panoramiche che, in relazione alle voci narranti, abbiamo
chiamato camere d'ascolto, cerchiamo, volutamente, di non imbrigliare le informazioni
che trasmettiamo. Ossia, non controlliamo al cento per cento la drammaturgia
degli episodi, cerchiamo di chiamare in causa le immagini che scoppiano in
ognuno di noi. In pratica partiamo dalla consapevolezza che una qualsiasi
opera è molto più intelligente dell'autore, in questo siamo
irriconciliabili con il metodo imbonitore e spettacolare della maggior parte
dei media, confidiamo nel Cinema.
- A sostegno del nostro punto di vista interviene un altro signore che sostiene
che la lentezza dei piani si identifichi bene con il lavoro di Nuto Revelli,
i silenzi e le pause narrative "sono fondamentali, proprio in funzione
del fatto che ognuno di noi possa lavorare con il pensiero... Quei campi di
battaglia silenziosi parlano di più di un reggimento che va all'assalto".
Poi aggiunge una nota che ci rende molto orgogliosi e che non possiamo non
trascrivere: "Se Nuto Revelli avesse la possibilità di vedere
questo lavoro, sarebbe soddisfatto al massimo, proprio perché è
la continuazione del suo pensiero e del suo modo di fare... non si può
riflettere quando si è costretti a rincorrere le immagini...".
- L'importanza di lasciare una lettura elaborata dal confronto con il proprio
pensiero e con la propria immaginazione, ci viene confermata da una signora
che porta la sua sensazione nel vedere l'episodio relativo alla guerra: "Io
ho pensato ad una mia gita in Trentino in cui abbiamo fatto cento chilometri
con l'arrampichino in un percorso che ci ha portato a visitare i vari fortini
militari... niente altro, ho rivisitato una mia esperienza. Anche il modo
di parlare dei testimoni mi ha fatto venire in mente delle persone che sentivo
parlare quando ero piccola, quella maniera di esprimersi a mezze frasi...".
Ci riempie di gioia il fatto di vedere realizzata la messa in scena delle
camere d'ascolto.