Agosto

9 - Prazzo - Sala Consiliare - ore 21.00

- La piccola sala consiliare del comune di Prazzo è gremita da una sessantina di persone, al fondo rimangono in piedi durante tutta la proiezione e alcuni restano anche per il dibattito.
- Facciamo vedere senza interruzioni l’episodio Emigrazione I (il mercato di Barcelonnette) e Lavoro I (mondi diversi). Abbiamo constatato che può essere una buona soluzione non fare nessuna interruzione tra un episodio e l’altro.
- Il dibattito si accende su uno degli argomenti dell’episodio Lavoro I che verte sul turismo in montagna. La sala è senz’altro a maggioranza di villeggianti.
- Interviene una giovane pensionata che è ritornata a vivere a Prazzo dopo una vita lavorativa passata a Torino. Racconta di una sua collega di lavoro che aveva portato suo figlio in montagna; questa collega le aveva raccontato che il figlio si era divertito a saltare tutto il giorno sul fieno imballato da un contadino. La giovane pensionata dice di essere anda in collera con questa compagna di lavoro per il comportamento di totale ignoranza nei confronti del montanaro.
- Un intervento di un villeggiante chiarisce un tipo di comportamento dettato dal denaro: “il turista ha spesso questa mentalità che , pagando, può fare ciò che vuole”. Ogni luogo ha delle regole da rispettare e i rapporti economici in cui siamo abituati a vivere, eludono il rispetto per il territorio. Ritorna qui l’orizzontalità di comportamento dettato da un unico punto di vista sulla realtà, già accennato nella serata di Venasca.
- Un’altra villeggiante dice di essere stata in Trentino Alto Adige e di avere incontrato una accoglienza molto più preparata, sviluppata e competente. “Certo che là a livello polico si è data un’altra importanza alla montagna e ai suoi possibili sviluppi…”, dice la signora. Aggiunge che si è saputo unire il turismo a delle attività produttive come l’artigianato.
- Un altro villeggiante, da Torino, aggiunge al discorso politico il fatto che qui, in Piemonte, si è dato spazio al discorso industriale, la gente di montagna è diventata buona mano d’opera non politicizzata e quindi più morbida e malleabile. “È risultato vincente il discorso industriale e ha travolto tutto”.
- La villeggiante che prima aveva parlato del Trentino aggiunge che non c’è intrattenimento per i bambini. In risposta molti sono d’accordo sul fatto che non sia necessario costruire intrattenimento quando in un territorio “incontaminato” come la Valle Maira c’è tanto spazio da potersi inventare e cercare il divertimento, il gioco da sé, senza che venga costruiti e servito. Esce fuori il discorso che la montagna non deve inseguire i parametri cittadini di intrattenimento e che, come accennato nel dibattito di Valdieri, non debba diventare un “divertimentificio” artificiale. Ci si sente forse perduti se non c’è nessuno che organizza intrattenimento?
- Sempre la stessa signora dice che se non si vuole puntare sul turismo si dev scommettere sull’artigianato locale e sui prodotti tipici. C’è qui da aprire una considerazione importante, ossia, se il prodotto tipico continua ad essere l’eccezione per il pubblico che se lo può permettere, può avere un vero futuro?
- Un’altra villeggiante di Torino e originaria dell’Alta Langa dice che il fenomeno dello spopolamento delle campagne, basta guardarsi attorno, In India e in Cina capitano adesso i fenomeni avvenuti qua cinquant’anni fa, la gente preferisce ingrossare le bidonville intorno alle città che stare in campagna, proprio perché non gli viene data la possibilità di restare, si fa tabula rasa di quello che si è lasciato. A volte ci si illude solo di andare a vivere meglio, come si era accennato nel dibattito a Pradleves.
- Un villeggiante di lunga data ricorda la rabbia di Revelli per l’abbandono della campagna da parte della politica. “Il vero dramma è che stasera siamo tutti villeggianti… noi facciamo le teorie ma poi ce ne andiamo… Revelli, nellepisodio che abbiamo visto, diceva: bisognava pagare la gente perché restasse… bastava non darli tutti all’industria… bisogna riflettere sulle cose che non sono state fatte!”.
- Un abitante di Prazzo ricorda che c’è un americano che è venuto a Chialvetta da Manhattan: “è venuto qui tre mesi per disintossicarsi, vuole vivere qui con i ritmi dettati da questo luogo…”.
- Ancora un intervento del villeggiante di lunga data che dice che per il futuro il valore più importante sarà l’acqua. “l’acqua manteniamola pubblica!”, dice una signora dal pubblico.
- Luciana Berardi, assessore alla cultura del comune di Prazzo e insegnante alla scuola elementare, dice che c’è stato un incremento di nascite e che questo lascia ben sperare per il futuro, i genitori lavorano in valle e non vanno fino a Cuneo. Aggiunge che prima di fare i conti con l’accoglienza turistica bisogna pensare alle spese fondamentali; solo per il mantenimento della scuola elementare di Prazzo il comune spende quaratamila euro all’anno. Il problema per i ragazzi della valle arriva dopo la scuola media. Luciana si chiede e ci chiede: “Ci sarà la volontà politica di creare un collegio per i ragazzi delle vallate cuneesi che continuano a studiare in città? Poi aggiunge che c’è un fenomeno di ritorno… “per vivere qua bisogna darsi da fare”.
- Aggiungiamo che, se la cultura continua ad essere quella di fare sempre più profitto, la montagna è sconfitta, se invece ci si riesce ad affrancare dall’utilitarismo individualistico, le zone così dette depresse hanno la possibilità di diventare esempio per il futuro.

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