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Agosto

5 - Rosbella Film Festènal - Rosbella

- Il discorso di Rosbella, Festival organizzato dal regista Sandro Gastinelli, è un po’ differente dagli altri appuntamenti. Nonostante la bellissima cornice della pineta di Rosbella non riusciamo a coinvolgere il numeroso pubblico, almeno un centinaio di persone. Proiettiamo due episodi inediti, come promesso all’amico Sandro: “Mondi diversi” e “Il tempo del cadavere morto”.


- Uno dei pochi interventi è poco comprensibile, ci sembra che la signora intervenuta parli dell’uso dell’immagine sconsiderato dei nostri tempi che rischia di cancellare il contenuto. Facciamo presente che nei nostri episodi un piano dura mediamente 3 minuti e che quindi non è questa la sede per parlare di frenesia dell’immagine. Comunque ci consoliamo con il fatto che nessuno capisce le intenzioni dell’intervento.


- Il presidente della Comunità Montana interviene sul fatto dello spopolamento e indica delle statistiche positive per la zona della Bisalta: “nel 1871 erano 35 mila gli abitanti, scesi a 19 mila negli anni ’70, sono ora 25 mila”. Aggiunge che crede in un nuovo tipo di turismo, rispettoso dell’ambiente e desideroso di conoscenza.


- Augusto Golin, ospite di Rosbella e direttore del festival di cinema di montagna di Trento, interviene ricordando che, insieme al comune di Bolzano, ha appena curato una mostra di un fotografo, Flavio Faganello, che negli anni ’70 aveva documentato la situazione del Sud-Tirolo in un libro dal titolo “Gli eredi della solitudine”, in collaborazione con il ricercatore Aldo Gorfer. Questa ricerca dimostra come quella parte di territorio, oggi considerata fiorente, non lo era affatto, basti pensare che l’ultima strada è stata completata nel 2000. La seconda riflessione di Golin verte sullo stabilimento Michelin di Trento, ora dismesso, poi dice che la Continental si era interessata per aprire uno stabilimento a Bressanone, la politica si era rifiutata per puntare sull’agricoltura, sulla pastorizia e sul turismo. Questo esempio ci fa pensare all’assenza politica vissuta dalla provincia di Cuneo in quegli anni, dove l’unico credo era l’industrializzazione.