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Sampeyre

- A Sampeyre siamo ospitati dal comune nella sala del museo. Sono circa quaranta le persone che arrivano, facciamo vedere gli episodi Guerra II e Spopolamento II.
- Una prima riflessione che facciamo noi è su spopolamento II; al pomeriggio della stessa giornata siamo andati a sentire una coppia di quarantenni che abita in montagna con cinque figli e delle capre dalle quali ricavano la loro produzione di formaggio. Loro ci hanno parlato dello stesso problema della frammentazione fondiaria di cui parlano i testimoni di Nuto più di trent'anni fa: le difficoltà di affitto e di acquisto dei terreni.
- Una turista da Torino parla dell'incuria della montagna: "lo stato di abbandono salta agli occhi".


- Ci vengono poste delle domande specifiche sulla lentezza degli episodi e sui discendenti dei testimoni che stiamo intervistando in questo periodo. Sulla prima parliamo delle "camere d'ascolto" che abbiamo voluto costruire con dei piani molto lunghi che contengono le testimonianze raccolte da Revelli ( vedi all'interno del progetto: "Voci e luoghi dal mondo dei vinti"). Per quanto riguarda i discendenti non possiamo ancora avere una impressione generale perché abbiamo raccolto solo 20 testimonianze sulle 100 che vogliamo raggiungere.


- Uno degli intervenuti si chiede quanto sia possibile non influenzare i testimoni, ritiene che Revelli indirizzasse le persone intervistate verso dei binari a lui congeniali. Ci viene chiesto come ci poniamo nei confronti degli intervistati. Rispondiamo che, esattamente come faceva Revelli, cerchiamo di non nascondere i nostri punti di vista e di intavolare una conversazione per scatenare una discussione. Non abbiamo domande preparate ma un canovaccio di interessi legati alle trasformazioni del territorio, con un occhio particolare per le nuove possibilità di vita e di convivialità. Il nostro interesse principale è utilizzare la memoria per creare delle prospettive. Il signore aggiunge che a volte l'intervistato è portato naturalmente a seguire il filo dell'intervistatore, certo, questo è un pericolo...
- Viene commentato che l'interesse della nostra ricerca sta anche nell'analizzare il rapporto con il territorio d'origine dei nuovi testimoni: "alla fine verrà un quadro molto variegato...".


- Un altro intervenuto sostiene che lasciamo in secondo piano il lato cinematografico della nostra ricerca, la scelta dei piani lunghi, il suono in presa diretta. Diciamo che da questo punto di vista siamo intenzionati a non prendere in giro la gente che li vede, mettiamo in gioco un immaginazione personale che richiede un lavoro da parte del singolo e che lo riscatta dal ruolo di spettatore. Si direbbe engagement, il nostro lavoro cinematografico si affida ad un testo narrativo che noi, come autori, non conteniamo totalmente: "i film sono sempre più intelligenti di chi li fa".