Luglio
13 - Valdieri - Sede amministrativa Parco Alpi Marittime/ ex Villa Bianco - ore 21.00
Alla proiezione erano presenti 100 persone
circa.
Il lavoro è stato introdotto dal Sindaco di Valdieri Emmanuel Parracone,
dall'Assessore al Turismo della Provincia Angelo Rosso (che giovane vacheròt fu
intervistato da Nuto Revelli) e da Paolo Giaccone.
Per le prossime proiezioni abbiamo pensato di lasciar fare solo una brevissima
presentazione all'istituzione ospite e intervenire direttamente noi entrando
nel vivo del lavoro, conservando più tempo per le spiegazioni iniziali.
Erano presenti i discendenti di Giovanni Caranta e di Giovanni Giraudo con
i propri famigliari.
Sono stati proiettati 2 episodi: Spopolamento II e Medicina I.
Al termine dell'episodio sullo spopolamento si è innescato un dibattito
i cui interventi più rilevanti sono:
- La montagna non si spopola ora, in realtà non è mai
stata popolata.
I primi emigranti sono stati i montanari, perché la terra è avida
e non dà frutti come in pianura.
E' inadatta all'industria e al commercio. E' stato ed è un luogo di
rifugio, prima dai pericoli della pianura,
poi dalla società dello stress.
- E'
un problema di risorse, da dove vengono prodotte le risorse per la montagna?
Dalla città.
Anche i soldi che arrivano alle Comunità Montane dalla Comunità Europea
sono prodotti in città.
La montagna risulta quindi essere da una parte una perifieria scomoda della
città ( per il costo del suo mantenimento e perchè
ostacola gli spostamenti tra città), e dall'altra una grande gardaland
per i turisti che si sfogano durante le vacanze e i periodi di relax.
La montagna è vista come grande parco giochi per il cittadino.
La montagna si ripopola perché la città scoppia e quindi invade
la periferia.
Gli amministratori si piegano alle richieste del mercato del divertimento-spettacolo-turismo.
- Entracque a metà del 1700 contava 5.000 - 6.000 abitanti, vi si lavorava
il panno di lana e si esportava in Francia. Faceva concorrenza a Biella.
In montagna non c'era solo l'emigrazione stagionale ma vi erano attività stanziali.
Il problema dello spopolamento va afftontato da due punti di vista: il territorio
e chi può popolare il territorio.
Valdieri che è di media valle viene chiusa dal bosco, se continuiamo
così sarà come Desertetto.
Diventa difficile viverci e anche fare turismo. L'uomo è attirato da
un paesaggio coltivato. Oggi in montagna si parla soltanto di turismo, né di
agricoltura, né di allevamento.
La soluzione per il territorio è la ricomposizione fondiaria.La ricomposizione
dei terreni riuscirebbe ad essere proficua per la produzione agricola.
30 anni sono passati, dal libro di Nuto Revelli, invano.
Chi può popolare il territorio: vivere in montagna non è da tutti,
bisogna essere un po' selvatici.
Nel momento in cui uno decide di intraprendere una attività in montagna
avrebbe bisogno di un aiuto in quel momento, senza dover aspettare i grossi
progetti.
Non bisognerebbe lavorare sui grossi progetti ma sui soggetti, su persone che
presentano un progetto come a Palanfré, ha funzionato, hanno fatto una
stalla, producono formaggi. Si perdono molte altre occasioni.
Mantenere il territorio vuole dire risparmiare. Nell'incendio che ha interessato
Valle Stura e Valle Gesso si sono spesi 600 milioni di lire per gli elicotteri,
si potevano fare tante cose con quei soldi. Mancano i soldi per il mantenimento,
ci sono per l'intervento straordinario. La burocrazia che equipara Cuneo e
Torino ai luoghi di montagna sbaglia.
- Le istituzioni sembrano che abbiano fatto di tutto per accellerare l'abbandono. Le comunità montane hanno burocratizzato così tanto che i pochi che volevano restare sono scappati. Per allevare 20 percore bisogna avere la laurea in economia. Bisognerebbe detassare i terreni di montagna, sarebbe un buon investimento per la pianura pagare chi sta in montagna perché mantenga il territorio.
- Ogni volta che si parla di montagna si
va sul catastrofismo. C'è un cambio di tendenza a Valdieri, sintomo:
la maggior parte degli amministratori è sotto i 35 anni.
C'è un riappropriarsi delle radici e credere in qualcosa, per vivere
in montagna bisogna crederci, farsi valere. Concepire la montagna in modo innovativo,
tenendo presente il campiamento che il mondo globalizzato impone e le risorse
che possono venire dalle nuove tecnologie.
C'è un'inversione di tendenza, in queste piccole comunità di
montagna, ci si impegna socialmente in diversi ambiti.
C'è una miriade di progetti, potremmo dire che c'è troppa carne
al fuoco, ma ne presentiamo molti per essere tra i primi. Ci sono molte risorse,
a Valdieri c'è il parco che è una grande risorsa.
C'è una famiglia di giovani allevatori, dei pastori che continuano a
salire in alpeggio, di cui 3 sono della valle. Ci sono molte richieste di prima
casa che pervengono al comune da parte di Valdieresi, perché ci tengono
a vivere in valle.
Grandi difficoltà di interrelazione con la politica (provinciale, regionale,
statale) e grande burocratizzazione, ma non bisogna demordere.