Settembre
21 - Vernante - Teatro Civico ex-Confraternita
- Nella bellissima
sala della Confraternita ci sono poche persone: 15-20. Proiettiamo “Mondi diversi” e “Terra, petrolio
e urina”.
- Una signora dice che l’ha colpita il fatto che nelle testimonianze
si parla della fabbrica come un lavoro che fa venire il nervoso. Dice che
forse vedevano nella fabbrica qualcosa di necessario ma anche di rischioso
per la propria salute fisica e mentale.
- Un villeggiante di lunga data testimonia che nei primi anni in cui
veniva a Vernante percepiva nella gente del posto una forma di
astio verso il turista: “con
il senno di poi ho poi capito quello che era successo...”.
- Un altro signore ricorda che la Valle Vermenagna è un esempio differente
perchè, con la vetreria e il cementificio, l’industrializzazione è arrivata “in
casa”, invece nelle altre vallate c’è un attaccamento
al territorio differente. E poi anche il passaggio della ferrovia ha
inciso.
- Il sindaco ricorda che il benessere portato dall’industrializzazione
ha reso differente la valle Vermenagna.
- Chiediamo informazioni su Macario Giuseppe, una delle voci che
compare negli episodi mostrati, quando citiamo il soprannome
tutti si ricordano
di lui e ci danno il contatto per il figlio.
- Un ragazzo ricorda che la nonna era stata coinvolta da Nuto
Revelli nelle ricerca sulla guerra in Russia, dice che “la guerra ha portato via
tanto, ma il dopo guerra si è portato via tutto quello che restava”.
- Il villeggiante di prima ricorda le ricadute sulla salute
delle persone che ha portato la cava per il cemento, malattie
che non
venivano riconosciute
e, anche se venivano riconosciute, il sistema di controllo
in fabbrica era duro: “Non era facile prima e non è stato facile neanche dopo,
in montagna”. Si parla di una industrializzazione quasi forzata, “stalinista” dice
il signore originario di Sanremo.
- Noi ricordiamo che l’esempio di Narbona, in questo senso, è eclatante:
negli ultimi cinque anni degli anni ’50, quella borgata di Castelmagno,
si è spopolata completamente.
- Un altro cittadino evidenzia che quanto detto da Revelli
nell’episodio è vero: è mancato
totalmente l’aiuto politico per poter restare in montagna.
- Un signore interviene sulla propria condizione, ricorda
che negli anni ‘60
voleva continuare a fare il contadino, ma le persone che venivano aiutate
erano i grandi proprietari: “i piccoli erano obbligati a chiudere!”.
Poi ricorda il “piano verde”, anche questo è un
argomento che nella nostra indagine dobbiamo approfondire.
- Un altro signore aggiunge che in quegli anni del dopo
guerra c’è stata
una politica che ha obbligato allo spopolamento completo della montagna,
un unico punto di vista: l’industrializzazione. Dice che in quegli
anni la vetreria ha permesso alla gente di restare, lui è stato
preso in ferrovia.